Ai protagonisti del 2000

Premessa
I valori dei giovani lombardi

La delocalizzazione spazio-temporale
Lo spazio cittadino
L'approccio con la scuola
La percezione del lavoro
Il divertimento e l'incontro
La dimensione spirituale

 

Premessa

I cambiamenti in atto nelle società contemporanee, che stanno vedendo una trasformazione sostanziale in molti ambiti della vita quotidiana (lavoro, comunicazioni, tempi e ciclo di vita), sembrano incidere in maniera particolarmente profonda sulla costruzione di sistemi di riferimento valoriale e relazionale condivisi, riproponendo per certi versi una spaccatura tra le generazioni.

Parlando di giovani, più volte si è fatto riferimento al neoedonismo, alla fuga dalle responsabilità, alla mancanza di valori, salvo poi ripescare con stupore le esperienze di volontariato giovanile e le molte altre attività espressive e di impegno che vedono i giovani come protagonisti.

Per questo motivo Regione Lombardia e Assolombarda hanno incaricato IARD di svolgere un lavoro di ricognizione e indagine sugli aspetti caratterizzanti dei sistemi valoriali dei giovani lombardi dai 15 ai 30 anni di inizio millennio. Tale lavoro è stato condotto intervistando 50 gruppi di giovani lombardi all'interno di contesti ed esperienze di gruppo diverse, ricevendone una messe di dati e indicazioni di grande interesse per capire ciò che muove l'azione e le scelte di ogni giorno nella scuola, nel lavoro, tra gli amici e in tutte le attività di cui si compone il vasto paniere del tempo libero giovanile.

 

I valori dei giovani lombardi

Se c'è un valore d'insieme, alla luce del quale la maggior parte del materiale può essere riordinato, questo può essere costituito dal modo particolare con il quale viene declinato il valore della persona secondo due direzioni specifiche.

La prima è quella che potremmo definire come un "rifiuto dei sistemi chiusi", cioè di tutte le concezioni del mondo (ideologiche o pragmatiche che siano) che finiscono con il dettare dei criteri universalistici di comportamento, buoni per tutte le situazioni.
La seconda è quella di un'individualità relazionale. Anziché incamminarsi in una direzione di solitario narcisismo, i nuovi giovani scelgono di volta in volta di relazionarsi a nuclei sociali estremamente validi ai quali ricollegarsi, dai quali apprendere e rispetto ai quali, se occorre, fare anche qualche rinuncia.

E tra tutti i gruppi possibili il primo a essere menzionato è la famiglia. Questa non solo è la sede delle stabilità e delle sicurezze affettive, ma è anche il luogo nel quale si è fatta esperienza di relazioni significative e formative; dove si sono appresi - attraverso un processo relazionale fondato sulla relazione e non sul principio di autorità - anche i valori del rispetto degli altri e del rispetto per sé stessi. In altri e più decisi termini, la riscoperta della famiglia come valore in sé si esplicita nel riconoscimento della propria famiglia come luogo decisivo di formazione.

 

La delocalizzazione spazio-temporale

Tanto il rifiuto dei sistemi chiusi, quanto la capacità propositiva di modelli relazionali da parte delle famiglie possono essere adeguatamente compresi se si fa riferimento ad una vera e propria rivoluzione delle coordinate spazio - temporali.

L'ottimismo della modernità non è più moneta corrente. Che il futuro sia quanto mai incerto appare anche tra i giovani intervistati nei focus, anche se diminuisce con il crescere degli anni.

Accanto all'interruzione delle coordinate temporali, quelle cioè che collegano, attraverso il presente, il passato con il futuro e permettono al soggetto di avere un'idea di ciò che lo attende con degli scenari quanto più possibile chiari, si colloca la delocalizzazione spaziale. Con questo termine è possibile intendere tanto la perdita progressiva dei luoghi significativi per gli incontri e gli scambi, quanto la perdita di centralità e di unicità dell'incontro, come momento inevitabile della relazione.

La tensione all'incontro conosce oggi una lunga serie di agenti di mediazione. Il telefono cellulare non solo non è uno status symbol, ma rappresenta anche un'estrema facilitazione dei contatti perché svolge una spettacolare riduzione di complessità dello spazio relazionale, abolendo tutte le variabili visive e lasciando solo posto alla parola, scritta o verbale. L'incontro può essere rinviato al momento migliore, a quando ci si sente "al meglio". Nell'attesa la comunicazione può parimenti essere estremamente fitta e altrettanto poco complessa.

 

Lo spazio cittadino

Non si è più dinanzi a una città costruita essenzialmente intorno a una rete di "luoghi" da frequentare. Accanto a questa si è sviluppata e le si è sempre di più sovrapposta una città come rete di "eventi" nei quali accade qualcosa e ai quali conviene esserci.

Rifiuto dei sistemi chiusi e identità relazionale hanno finito così con il sommarsi con una sorta di contro-rivoluzione mobiletica, nella quale, anziché spostarsi con mezzi sempre più veloci, si sono portati sia il mondo che gli altri nella propria casa.

La relazione ha progressivamente acquisito quote crescenti di importanza fino ad essere il principio primo e il termometro più affidabile di ogni processo di inserimento sociale dei giovani, all'interno dei diversi ambiti della vita quotidiana.

E' dal vivere felici, accanto ai propri amici, in un mondo di reciproca compagnia che discende la nuova architettura dei valori, ed è valore tutto ciò che rende questa speranza possibile.

 

L'approccio con la scuola

Dietro il mondo della scuola vi sono, a una prima lettura, motivazioni deboli. Ci si iscrive e si studia perché è una scelta ragionevole, secondo i canoni più classici della scelta dell'utilità sperata.

La cultura non serve più di tanto o, almeno, non viene affatto percepita come strumento idoneo a rinsaldare i valori che realmente contano per i soggetti: il relazionarsi, il condividere gli affetti e gli entusiasmi.

Il garantire un posto di lavoro è proprio la domanda effettiva che viene rivolta al mondo dello studio.

Il mondo della scuola quindi offre beni necessari, ma non più valori essenziali. E' in questa prospettiva che esso viene interpretato, dai soggetti intervistati, come il luogo deputato a fornire essenzialmente saperi pratici e tecniche di intervento, articolando coerentemente strategie e livelli di investimento.

 

La percezione del lavoro

Il lavoro è un mezzo per esprimere e realizzare se stessi. In questo continua a essere portatore di un insieme di valori tradizionali quali l'onestà, l'impegno, la dignità, il senso del sacrificio che, veicolati soprattutto dai padri, sono forti soprattutto tra coloro che svolgono un'attività in proprio, scelta autonomamente e fonte di soddisfazione e fatica.

E' importante (quando ce lo si può permettere) cercare il posto giusto, la propria strada, ma è fondamentale dare peso anche alle relazioni, alle persone, alle cose che si fanno, portando nel nuovo mondo la propria personalità nel suo insieme.

Infatti la qualità del lavoro o, meglio, dello stare bene al lavoro è il risultato dei rapporti e delle relazioni con le persone che si hanno vicine e qui gli spazi di libertà e di movimento sono limitati. Allora l'ambiente di lavoro può diventare anche il luogo ostile in cui tutto ciò che viene imparato viene venduto a caro prezzo, in cui bisogna difendersi dagli altri per evitare che se ne approfittino.

 

Il divertimento e l'incontro

Il quadro complessivo che emerge del modo di intendere e vivere il divertimento, al di là della valenza relazionale e affettiva, lascia molte luci e ombre. Se divertirsi è fare parte di una compagnia, sembra di assistere a una sorta di mitizzazione che identifica il divertimento con lo stare bene, l'essere felici attorno agli affetti. Dove questi mancano si cercano allora soprattutto sensazioni, si cercano oggetti ai quali manifestare il proprio malessere, come il bambino che, non potendo avere l'affetto paterno, continua a chiedere il giocattolo nuovo.

Si tratta di ragazzi consapevoli del loro valore commerciale, come attori che consumano, ma il consumo non sembra essere fine a se stesso, perché perde la sua valenza al di fuori del contesto relazionale e affettivo.

Il divertimento porta con sé un paradosso di fondo: è pieno di nostalgia, di ricerca di un bene prezioso (la giovinezza) destinato a finire presto, non appena si diventerà adulti. E' l'appartenenza al gruppo affettivo, a quel luogo di protezione e sperimentazione di sé, di cui non si può fare a meno nel lungo percorso verso l'età adulta.

L'entrata in un'associazione traduce in primo luogo tanto la volontà del fare quanto quella dell'incontrare. Dimensione dell'impegno e dimensione relazionale sono spesso confuse. Entrare in un'associazione, per i giovani è sempre un "guardarsi attorno", un entrare in relazione, un cercare di condividere e di essere parte. Lo scoprire di "saper fare", il recuperare presenza, abilità, manualità pratiche e intellettuali, appaiono come una sorta di restituzione di personalità: quasi venissero a colmare una mancanza che si avvertiva.

E' all'interno della dimensione associativa che l'individuo sperimenta e pone in essere i suoi percorsi di riconoscimento e di conferma sociale, individua, precisa e vede socialmente riconosciute le proprie qualità individuali.

 

La dimensione spirituale
Il legame con il sacro - nei casi in cui si manifesta - rivela una forte divaricazione. Da un lato la riscoperta tutta interiore e tutta spiritualistica di quanti rileggono il sacro all'interno di una teologia della presenza o di un nuovo panteismo di massa. Dall'altro la denuncia di un'assenza che si accontenta di tradurre quel poco di religioso che è rimasto in una letizia di vita, in una ricerca di affetti e di relazioni significative. Il mondo del sacro, per tutti questi giovani, è il mondo di un'attesa inconfessata, che non si traduce in nessun'etica, in nessun dovere morale se non quello di continuare a sperare e a credere che esista qualcosa e che questo qualcosa possa veramente, un giorno o l'altro, riempire la vita.